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“PIU’ DIRITTI CIVILI PER TUTTI…!”
E’ sabato sera, sei in un locale del centro storico genovese quando ad un certo punto il gestore del locale si avvicina al tavolo con un foglio e una penna e tu capisci subito che si tratta di una raccolta di firme. Il gestore afferma che tale raccolta di firme sta avvenendo in tutti gli altri locali arci di Genova. Premetto che sono generalmente contraria e sospettosa verso queste cose, ma il gestore racconta l'antefatto accaduto qualche giorno prima. Un marocchino di circa quarant’anni, ambulante venditore di rose conosciuto non solo nei locali arci ma in quasi tutti i locali del centro storico, è stato fermato in questura e arrestato. Il motivo del fermo è questo: l’uomo secondo la nuova legge sull’immigrazione ottiene il permesso di soggiorno per lavorare in Italia a seguito di regolare assunzione e richiesta da parte del suo datore di lavoro, ovvero colei che gli forniva le rose da vendere nei locali. Il marocchino versa al datore di lavoro i soldi che dovranno andare nelle casse dello Stato come contributi. Alla scadenza del permesso di soggiorno l’uomo si reca in questura per il rinnovo, ma si scopre che il datore di lavoro non aveva mai versato un centesimo dei soldi che l’ambulante gli dava per il pagamento dei contributi. L’uomo viene trattenuto e portato in cella in quanto risultava come immigrato irregolare. Il gestore del locale informato dell’accaduto, preoccupato cerca di mettersi in contatto con lui. Rivoltosi ad un avvocato il gestore si reca in questura il giorno dopo dove gli dicono che, effettivamente l’uomo era stato trattenuto, ma che era già partito la mattina alle 8.00 per Milano, dove poi sarebbe stato espatriato in Marocco. Il gestore prende contatti con persone di Milano che si occupano di assistenza agli immigrati, i quali però non riescono ad avere nessuna notizia di questa persona di cui il gestore realizza essersi perse le tracce. Tornato qualche giorno dopo alla questura di Genova per chiedere informazioni sulla destinazione dell’immigrato, viene a sapere che in realtà c’era stato un depistaggio iniziale, visto che gli era stato detto che l’uomo era stato trasferito la mattina stessa del giorno in cui si era recato in questura la prima volta , mentre in realtà il poveretto era stato portato via da Genova il giorno successivo, quindi lui e l’avvocato avrebbero avuto tutto il tempo per parlargli, ma volutamente non glie ne era stata data la possibilità ( tutto questo forse per non permettere all’uomo di avvalersi di un avvocato che lo difendesse o qualcuno che garantisse per lui…?). Dopo numerose ricerche per sapere dove fosse, preso contatto con “medici senza frontiere”, questi tramite vari agganci sono riusciti finalmente a sapere che l’uomo in realtà era stato portato a Roma. Un avvocato di “medici senza frontiere” riuscito a contattare il marocchino, a sue spese gli aveva fornito una scheda telefonica per far sì che il poveretto si mettesse in contatto con il gestore. L’uomo in realtà era stato portato a Roma con un cellulare della polizia, facendogli credere però che la sua destinazione sarebbe stata Milano. Parlando telefonicamente con il gestore infatti, lui era convinto di essere a Milano e tra un pianto e l’altro faceva capire di essere spaventato e di avere freddo; naturalmente era stato portato via così in fretta che aveva lasciato ogni cosa, compresi tutti i suoi beni personali, a Genova. Disse poi di aver sentito che sarebbe stato rimpatriato nel giro di pochi giorni non appena il giudice avesse emesso il provvedimento di convalida dell’espatrio. L’avvocato di “medici senza frontiere”, secondo quanto ci ha raccontato il gestore, ha prospettato anche la possibilità che lo stesso gestore o qualcun altro si dichiarasse “ compagno” dell'immigrato, per fa sì che non venisse mandato in Marocco dove le leggi sull’omosessualità sono molto severe, ma dato che l’ambulante aveva moglie e figli in Marocco, ci sarebbe stata il rischio di metterli in pericolo con le autorità locali.

Negroniglio in CANTA CHE TI PASSA&n...
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