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martedì, 22 gennaio 2008

MA QUANTO PARLANO...  

Altro che ridotti al silenzio

La Chiesa, ad esempio, dice sì alla famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Per questo si oppone alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all'introduzione di registri che surrogano lo stato civile. Non la muove il moralismo, o peggio il desiderio di infliggere pesi inutili o di frapporre ostacoli gratuiti. Al contrario, abbiamo a cuore davvero il futuro e il benessere di tutti. Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi, apparentemente non si tolgono diritti e privilegi ai coniugi, ma si sottrae di fatto ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l'istituto matrimoniale che nessuno - a questo punto − può avere l'interesse a rendere inutile o pleonastico, o a offuscare con iniziative, quali il divorzio breve, che avrebbero la forza di incidere sulla mentalità e il costume, inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione”.[…]

La Chiesa, mentre fermamente si oppone alle discriminazioni sociali poste in essere a motivo dell'orientamento sessuale, dice anche la propria contrarietà all'equiparazione tra tendenze sessuali e differenze di sesso, razza ed età. C'è un gradino qualitativo che distanzia le prime dalle seconde, e non è interesse di alcuno misconoscere la realtà che appartiene alla struttura dell'essere umano in quanto tale.
Come non scorgere nelle teorie che tolgono ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona, quasi che queste siano una mera convenzione pseudo-culturale, un'accentuazione oggettivamente autolesionistica, un deprezzamento alla fin fine della stessa corporeità che si vorrebbe unilateralmente esaltare? Facile obiettare che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in queste questioni: diciamo anche noi, con Benedetto XVI (nel Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2006), forse che la persona non ci deve interessare? Come facciamo a non curarci del destino e della felicità di coloro al cui servizio siamo mandati? ”


Pare che la Chiesa sostenga che la gente ancora si sposi perché è obbligata a farlo quindi se si vuole mantenere in vita l’istituto del matrimonio che in realtà nessuno più vuole (a quanto pare, secondo la Chiesa) non c’è altra scelta che imporlo come imporre anche il sesso della persona con cui ci si vuole accoppiare per far sì che l’individuo che crede di essere felice accoppiandosi con persone dello stesso sesso ma che in realtà felice non è diventi una persona felice…

Ma sbaglio poi o per la Chiesa il matrimonio è indissolubile davanti a Dio? ( ovviamente Dio chiude un occhio e forse anche due se si unge la Sacra R(u)ota). Chi divorzierà al massimo non sarà un buon cattolico in quanto peccatore ma non scioglierà mai per la Chiesa il vincolo coniugale che ha sancito davanti all’Altissimo…
Quindi cosa importa alla Chiesa se i coniugi che non vogliono più essere tali fanno ricorso ad un divorzio breve?
Risposta: ingerenza e contraddizione.

Il resto delle vaccate pronunciate dal cardinale Angelo Bagnasco presidente della Conferenza Episcopale, alla riunione del Consiglio episcopale permanente, è qui.
Cavolo quanto parlano...


Postato da: jaryg a 23:44 | link | commenti (2)


Commenti
#1   24 Gennaio 2008 - 00:48
 
tutte le droghe del mondo non ci salveranno da noi stessi.
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#2   07 Febbraio 2008 - 16:26
 
Però magari aiutano un po' :)
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