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sabato, 15 dicembre 2007

TRANSGENIA VIRTUALE

Con una recentissima sentenza della Cassazione, che ha confermato la condanna della Corte d'Appello di Firenze per un ragazzo toscano accusato del reato di sostituzione di persona, si stabilisce che chi fornisce una falsa identità su Internet rischia di finire in carcere.

"Al fine di procurarsi un vantaggio e di recare un danno" ad una donna, spiega la sentenza n.46674 della Suprema Corte, "creava un account di posta elettronica apparentemente intestato a costei e, utilizzandolo, allacciava rapporti con utenti della rete Internet e induceva in errore sia il gestore del sito sia gli utenti".
Rigettando il ricorso dell'imputato, la Cassazione ha ritenuto di difendere così "la pubblica fede, in quanto questa può essere sorpresa da inganni relativi alla vera essenza di una persona o alla sua identità o ai suoi attributi sociali".
Nel caso di specie, "il soggetto indotto in errore - si legge nella sentenza - non è tanto l'ente fornitore del servizio di posta elettronica, quanto piuttosto gli utenti della rete, i quali, ritenendo di interloquire con una determinata persona, in realtà inconsapevolmente si sono trovati ad avere con una persona diversa", infatti, "non è affatto indifferente, per l'interlocutore, che 'il rapporto descritto nel messaggiò sia offerto da un soggetto diverso da quello che appare offrirlo, per di più di sesso diverso".

Data questa motivazione pare che si voglia intendere, quindi, che spacciarsi per un’altra persona dello stesso sesso è meno grave che spacciarsi per un'altra persona di sesso diverso…
Forse i giudici in questione sono frequentatori di chat e a caccia di prede e reduci da brutte esperienze per giunta; magari credevano di aver rimorchiato su internet una bella fanciulla e invece durante il primo appuntamento si sono trovati davanti un uomo barbuto e nerboruto di nome Jessica…


Postato da: jaryg a 11:05 | link | commenti (8)