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giovedì, 31 marzo 2005

 UNO

In questi giorni non si fa altro che parlare del caso di Terry Schiavo, si sono tirati in ballo argomenti come eutanasia, diritto alla vita, diritto alla morte, diritto ad una vita dignitosa, la religione, l’etica ecc…tutti esprimono un opinione, la politica cerca di cavalcare a suo favore l’onda emotiva che ha scatenato tale caso. Certo l’opinione americana è così sensibile quando si tratta di salvare una sola persona ma poi non è che fa tutti questi problemi quando si tratta di evitare un inutile guerra ( certo non inutile a fini di interessi economici…) che potrebbe causare migliaia di vittime sia americane che irachene.
I genitori di Terry vogliono tenerla in vita perché ritengono che questa sarebbe stata la volontà della figlia ( sicuramente i genitori sono spinti dall’amore per la figlia che però può portare ad un inutile accanimento terapeutico ) e a sua volta il marito vuole porre fine alla sua esistenza non dignitosa ritenendo che la moglie avrebbe voluto così ( lui forse è spinto da interessi meno nobili…), ma nessuno in realtà potrà mai sapere quale era la volontà della figlia e ammesso che lei stessa avesse espresso in vita e sottoscritto quello che avrebbe voluto nel caso si fosse verificata una situazione del genere, non potremmo sapere comunque se, vivendo di persona tale esperienza, non avrebbe cambiato idea; ma questi sono tutti discorsi inutili, non lo sapremo mai, neanche attuando la splendida idea del marito di far fare un’autopsia alla moglie una volta morta per stabilire con assoluta chiarezza la portata del suo danno cerebrale.
E poi mi viene alla mente una canzone il cui testo dice:
Non riesco a ricordare nulla/ Non posso dire se ciò è vero o è un sogno/ Dal profondo mi vien voglia di gridare/ Questo terribile silenzio mi ferma/ Adesso che la guerra ha finito con me/ Mi sto svegliando, non riesco a vedere/ Che non è rimasto molto di me/ Niente è reale adesso se non il dolore/ Trattengo il respiro come speravo in caso di morte/ Oh per favore, Dio, svegliami/ Indietro nel grembo è molto più reale/ Nei battiti vitali che devo sentire/ Ma non sono impaziente di venire a conoscenza del futuro/ Guarda il tempo in cui vivrò/ Nutrito attraverso il tubo che è conficcato in me/ Proprio come una novità in tempo di guerra/ Legato alle macchine che mi fanno vivere/ Taglia via questa vita da me/ Trattengo il respiro come speravo in caso di morte/ Oh per favore, Dio, svegliami/ Adesso il mondo è andato, io sono solo UNO/ Oh Dio, aiutami/ Trattengo il respiro come speravo in caso di morte/ Oh per favore, Dio, svegliami/ L'oscurità mi sta imprigionando/ Tutto ciò che vedo/ E' solo orrore/ Io non posso vivere/ Non posso morire/ Sono intrappolato in me stesso/ Dai corpo al mio patrimonio genetico/ Una mina ha preso la mia vista/ Ha preso la mia lingua/ Ha preso il mio udito/ Ha preso le mie braccia/ Ha preso le mie gambe /Ha preso la mia anima/ Mi ha lasciato con la vita in un inferno.
Questa è la traduzione del testo di “One” dei Metallica per il cui video musicale sono state utilizzate immagini del film “E Johnny prese il fucile” film USA del 1971 per la regia di Dalton Trumbo, scrittore antifascista e sopratutto antimilitarista, americano che scrisse nel 1938 l’omonimo libro, uno straziante romanzo contro la follia della guerra ispirato ad un fatto realmente accaduto. Un giovane diciannovenne John Bonham parte per la prima guerra mondiale lasciando la famiglia e la fidanzata, per combattere sul fronte francese, ma l’esplosione di una bomba lo ferisce gravemente, privandolo degli arti, della vista, dell’udito e della voce, pur lasciandolo vivo. Ricoverato in ospedale e tenuto in vita tramite un macchinario, comincia progressivamente a rendersi conto del suo stato. I medici pensano che sia un vegetale, un essere ormai lobotomizzato, ma John dimostra di voler comunicare col mondo che per lui è ormai solo buio e silenzio. Tramite l’alfabeto Morse ed il movimento del suo capo, cerca di esprimere le proprie sensazioni e la propria volontà. Quando parla al mondo esterno, esprime la volontà di morire, oppure quella di essere esposto pubblicamente a tutti per mostrare le conseguenze che può avere una guerra. I medici ed i militari, che ormai riescono a comprendere le sue richieste, si rifiutano di esaudirle; e quando un’infermiera gli si avvicina spinta dalla pietà per quell’uomo che supplica continuamente di morire e tenta di fermare il flusso di ossigeno che lo tiene in vita, viene bloccata dai medici che, allontanata l’infermiera, continueranno a farlo sopravvivere ridotto in quello stato. A John non resta che continuare, nel buio e nel silenzio, a muovere il capo lanciando un S.O.S. disperato ed ignorato dal mondo: aiuto...voglio morire.
Chissà se sarà quello che pensa anche Terry Schiavo, ammesso che sia in grado di pensare, o chissà se il fatto che sia ancora in vita dopo quasi due settimane dopo che le è stata tolta l’alimentazione artificiale, sia segno del suo attaccamento alla vita?
A me comunque sembra proprio un ipocrisia il fatto che medici, giudici o politici non abbiano il coraggio di decidere di finire la sua esistenza, magari con una semplice iniezione, invece di negargli acqua e nutrimento artificiale per far fare alla natura ( o a Dio ) il suo corso…direi che questa è la soluzione peggiore e più crudele tra quelle che potevano essere prese.


Postato da: jaryg a 10:48 | link | commenti (40)

martedì, 22 marzo 2005

SATURDAY NIGHT FEVER

Sabato 19 sera appuntamento alle ore 22.00 in pzza De Ferrari con Blumfeld, meta il Milk. Arrivo beatamente con la mia macchinina in centro per parcheggiare pensando: “stasera e’ un po’ più tardi rispetto agli altri sabato sera; vabbeh, dovrò fare qualche giro in più per posteggiare…”. Arrivata in prossimità del centro, il marasma…; centinaia di auto in coda, un traffico che neanche nelle ore diurne di punta avrebbe mai raggiunto tale intensità, gente impazzita quasi rabbiosa alla ricerca di un parcheggio che già dai primi istanti si capiva che non si sarebbe mai trovato. Guardo l’ora, sono già le 22,15, lo avverto di avere pazienza che sarebbe stata dura parcheggiare (previsione molto ottimistica…); faccio altri due giri di tutto il centro ma mi imbottiglio nella allegra compagnia di gggiovani che presidia pzza della Vittoria con macchine parcheggiate in terza, quarta fila aspettando di decidere dove andare. All’improvviso si accende una spia, l’ultima che avrei voluto vedere accesa, sono in riserva! un po’ di panico mi assale…; sono le 22.30: ”sarà meglio che passo a prenderti con la macchina in piazza, perché ho l’impressione che la ricerca del parcheggio si prolungherà ancora per un po’…” ( altra previsione un po’ troppo ottimistica). Prima di tutto si va alla ricerca di un distributore. Gli automobilisti sono come impazziti, ti tagliano la strada senza mettere la freccia, quello in coda davanti a te si ferma all’improvviso mettendosi di traverso d’avanti alla tua macchina e rischiando di farti la fiancata nuova, perché ha visto che si è liberato un parcheggio all’improvviso ( ma che c… fortuna!), tutto ciò per evitare che tu, subdolamente con un’improbabile inversione a v x y z, possa fregargli il posto, impedendoti così con una sola abile mossa di passare oltre per permettergli di parcheggiare comodamente e bloccandoti in mezzo alla strada creando ulteriore coda; le precedenze saltano tutti devono passare prepotentemente per primi e se solo esiti due centesimi di secondo a partire quando scatta il verde sei investito da un onda sonora di clacson strombazzanti. Io fortunatamente riesco con facilità a mantenere la calma (quasi…), Blumfeld forse un po’ meno e non so come mai mi rimprovera bonariamente di non avere un cric in macchina ( ma a cosa gli servirà il cric? non ho mica forato una gomma…); io candidamente gli dico “ma come mai stasera c’e’ tutto questo caos? forse perché di solito parcheggio prima, magari c’e’ tutti i sabati sera tutta questa confusione dopo le 22, ma no ( ancora più candidamente), forse è perché stasera è la festa del papa e molte famiglie sono uscite fuori a cena. Ore 23, beh, che facciamo ci allontaniamo dal centro, tanto mi sa che ormai e’ impossibile parcheggiare anche a pagamento…
Ieri ho scoperto il perché di tutto, altro che festa del papà, la colpa era di questo: “Bloomingdale Mtv a Genova sabato 19 al Palazzo Ducale le migliori DJs in gonnella della scena nazionale e internazionale; ingresso GRATUITO” (http://www.mtv.it/music/eventi/blooming/19_2.asp). Accidenti a MTV…! Evviva la primavera…!
Ma se la gente vuol vedere delle signorine in gonnella ma perchè non va in v. di Francia o in v. Gramsci e lascia liberi i parcheggi del centro…? Certo con loro l’ingresso non è gratuito ma…
 


Postato da: jaryg a 11:28 | link | commenti (57)

mercoledì, 16 marzo 2005

BLOG NEWS

Negli ultimi anni si è aperto un acceso dibattito su quello che è stato definito il nuovo modo di fare informazione e cioè l’informazione attraverso i blog. Diversi sono i pareri a favore e diversi sono quelli contro: secondo i sostenitori di questo nuovo mezzo di informazione, il blog è una "rivoluzione paragonabile all'avvento della televisione" (Andrew Sullivan, editorialista del Sunday Times); i blogger svolgono un ruolo di critica e commento delle notizie, senza però sostituire il giornalismo tradizionale ed è per tale motivo che non è necessario che aderiscano ai medesimi standard dell’informazione giornalistica classica. I blog, sono considerati una grande novità mediatica proprio perché con loro si ha la possibilità di creare una vera informazione decentrata, indipendente e alla portata di tutti, soprattutto per il flusso ininterrotto di notizie fornite da ogni parte del mondo; lo scopo dei blogger non è però quello di competere con i principali canali d'informazione, ma piuttosto quello di creare degli ambiti di discussione, di approfondimento e di informazione indipendenti, anche amatoriali, che fondino la propria forza sul seguito di amici e sul passaparola. Questo è possibile grazie al fatto che mentre prima per pubblicare qualcosa era necessario trovare un quotidiano, una rivista o una casa editrice disponibile a pubblicare i propri articoli, si doveva trovare un agente, discutere con il direttore, convincere l'editore, ora invece solo grazie ad un computer e ad una linea del telefono si può andare su Internet, ed è possibile scrivere liberamente qualsiasi cosa si abbia in mente.
Coloro che invece criticano tale modo di fare informazione evidenziano la mancanza di affidabilità e di qualità del contenuto di molti articoli e di molte notizie diffuse in rete, poiché mancano delle necessarie verifiche preventive, che sono considerate l’elemento caratterizzante dell'informazione tradizionale e soprattutto criticano la scarsa professionalità e mancanza di esperienza dei blogger. Mattia Miani in un articolo sul Riformista sostiene per esempio che “il blog non potrà mai sostituire il giornalismo”. “In rete si trovano nuove forme di intermediazione che hanno molte caratteristiche del discorso giornalistico come per esempio i cosiddetti “blog di guerra” ( come quelli tenuti dai marines in Iraq ). Secondo Miani “ il blog, strumento eccezionale di intermediazione, non riesce ad assicurare tutte le funzioni del giornalismo classico, a partire dalla presentazione di un discorso «vero» alle parti. Ecco perché finché ci saranno guerre ci sarà bisogno di giornalisti che le raccontino, con tutti i mezzi a loro disposizione, elettronici e no.”
L'impatto dei blog sull'informazione ( in particolare sulle campagne politiche delle recenti presidenziali USA) è stato uno dei temi principali della Conferenza annuale della Online News Association, che si è tenuta a Hollywood il 12 e 13 novembre scorsi alla quale hanno partecipato sia affermati reporter tradizionali che i blogger più quotati e dove si è evidenziato un accordo nel ribadire la funzione cruciale di Internet per aumentare l'interesse e la partecipazione della gente in generale.
Si è giunti così alla conclusione che pur non potendosi sostenere che tale informazione, così impostata, abbia potuto influire sul voto delle ultime elezione presidenziali negli USA, abbia però contribuito ad un maggior afflusso di votanti e ad un minor tasso di astensionismo.
La mia personale opinione è che le critiche di scarsa professionalità ed affidabilità rivolte ai blog possono essere tranquillamente applicate, allo stato attuale, anche al giornalismo cosiddetto tradizionale, cartaceo e televisivo, e ai giornalisti professionisti e regolarmente iscritti all’albo, non essendo questi requisiti, di per sé, simbolo di garanzia e di imparzialità ( vedi reporter di guerra cosiddetti embedded o vedi per esempio quei giornalisti che scrivono per quotidiani dichiaratamente schierati a destra piuttosto che a sinistra); d’altra parte i lettori scelgono un giornale piuttosto che un altro perché vogliono sentirsi raccontare e commentare le notizie così come loro vogliono sentirle.
Bene, anche io ora posso dire di aver dato il mio contributo alla perdita di credibilità del blog come nuovo mezzo alternativo di informazione…
 


Postato da: jaryg a 10:29 | link | commenti (27)

martedì, 08 marzo 2005

“E’ QUI LA FESTA…!?”

Quasi nessuno quando arriva l’8 marzo si ricorda le origini di questa ricorrenza che risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton indissero uno sciopero per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare e cioè  turni di lavoro massacranti e paghe da fame. Lo sciopero durò alcuni giorni, fino a quando l'8 marzo il proprietario tale Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire e ordinò che venisse appiccato il fuoco allo stabilimento; quel giorno le 129 operaie prigioniere all'interno morirono bruciate vive. Successivamente questa data venne proposta da Rosa Luxemburg come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, per ricordarne tale tragedia.
Questo triste evento, diede il via negli anni immediatamente successivi ad una serie di celebrazioni che i primi tempi furono circoscritte agli Stati Uniti e successivamente, con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedevano come protagoniste le rivendicazioni femminili in merito al lavoro e alla condizione sociale, assunsero un'importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna aveva dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il proprio riscatto.
Circa il simbolo di tale ricorrenza e cioè la mimosa, fu l'UDI (Unione Donne Italiane) a sceglierlo quale fiore-simbolo delle donne e dell'8 marzo, in quanto il giallo esprime vitalità, forza e gioia, è colore che rappresenta il passaggio dalla morte alla vita e ricorda tutte le donne che si sono battute, o addirittura sono morte, per aver riconosciuti i propri diritti.
Chissà come mai però quando si nomina l’8 marzo vengono in mente soprattutto branchi di donne di ogni età allo stato brado che scorrazzano in gruppi per la città, con espressioni assatanate in cerca di maschi da spogliare e perizomi leopardati nei quali infilare banconote, indossati da spogliarellisti palestrati, depilati e unti che si pavoneggiano e si gonfiano tronfi per le attenzioni ricevute. Madri di famiglia e ragazze casa e chiesa che sembra non aspettino altro che questa serata “particolare” per uscire ed andare a cena fuori, per la gioia soprattutto dei proprietari di ristoranti, locali e discoteche, come se gli altri giorni non potessero farlo, perchè mariti, fidanzati o compagni le tengono segregate in casa. In tale occasione riescono a tirare fuori il peggio del peggio di loro, diventando come gli uomini che criticano ogni giorno, quando li accusano di essere maschilisti pervertiti e di pensare solo al sesso. Come se l’emancipazione consistesse per la donna nel poter vedere almeno una volta all’anno ( e solo in quello perché altrimenti gli altri giorni pare immorale e potrebbero sembrare donne di facili costumi…), “uomini” nudi che si dimenano su un palco, le stesse donne che sicuramente si lamentano di essere in cerca del principe azzurro ma che è impossibile da trovare, perché si sa, “non ci sono più gli uomini romantici di un tempo…”; eh sì, la donna è il miglior esempio di maschilismo…
 


Postato da: jaryg a 00:37 | link | commenti (41)

martedì, 01 marzo 2005

 TINTARELLA DI LUNA…

Il processo per molestie sessuali nei confronti della popstar Michael Jackson entra nel vivo con la nomina dei 12 giurati che avranno nelle loro mani le sorti
del cantante più famoso del mondo. Il giurato più giovane è un ragazzo di vent'anni, il più anziano una vedova 79enne. Ma la cosa che più preoccupa il collegio difensivo di Jackson e che tra i giurati non ce n'è neanche uno di colore. La difesa, dopo aver scelto un parterre di testimoni vip per Jackson (si parla di Smokey Robinson, Eddie Murphy, Elisabeth Taylor e Stevie Wonder) non è di sicuro rimasta soddisfatta delle persone scelte per la giuria tra le quali non figura neanche un uomo di colore, solo statunitensi, ispanici e asiatici, ma nessun afro-americano. Il rischio è quello che la giuria sia troppo severa con Jackson; un membro di colore avrebbe sicuramente garantito maggior "morbidezza" e imparzialità. Negli Stati Uniti, infatti, il "rischio razziale" è ancora in agguato, e nei processi con reati di natura sessuale forse ancora di più che in altri.”

A parte che tra i testimoni vip appaiono un cieco, che di certo non può definirsi “testimone oculare”  (Stevie Wonder), e uno che è stato arrestato perché beccato in macchina in compagnia di un transessuale che aveva appena addescato (Eddie Murphy), fatemi capire, dopo aver fatto di tutto per sembrare un bianco, rifacendosi il naso alla francese, stirandosi i capelli per non averli ricci e crespi, sbiancandosi la faccia, lui solo sa come, ora che si prospetta la possibilità di venire giudicato da una giuria di soli “bianchi”, si lamenta perche’ nella giuria non ci sono persone afro-americane…? Ma se fossi in lui ne gioirei, non so se un “nero” fiero di essere tale, sarebbe molto comprensivo con un uomo ( e notate che sto usando una parola veramente grossa dato che ormai è più simile ad una cariatide mummificata che ad un uomo…) il quale ha tentato in tutti i modi di cancellare dai suoi tratti somatici le proprie origini etniche.
Probabilmente il fan club di Michael Jackson non sarebbe d’accordo su queste mie affermazioni dato che sul sito www.mjj.it ( “sito della comunità jacksoniana” ) nella biografia del cantante sono contenute le seguenti parole: ”La sua propensione per la chirurgia plastica che comunque si limita a piccoli ritocchi non così frequenti come la stampa spesso esageratamente dichiara e i comportamenti talvolta bizzarri (come indossare mascherine mediche in pubblico) fanno di lui un bersaglio gradito per i tabloid di tutto il mondo.” Sì vabbeh, qualche piccolo ritocco… al confronto Cher sembra una dilettante; almeno la chirurgia plastica ha migliorato Cher e non l’ha fatta assomigliare ad un teletubbies come al contrario è accaduto alla famosa popstar “amica dei bambini”…


Postato da: jaryg a 22:05 | link | commenti (19)