VOTA ANTONIO LA TRIPPA…!
La cosa più divertente quando si è in periodo di campagna elettorale ( in questo caso le elezioni del presidente della regione Liguria ) sono i manifesti elettorali e gli slogan che li accompagnano.
Tutte queste facce sui muri che ti osservano con sorrisi smaglianti e ammiccanti , parole amichevoli, così amichevoli e qualunquistiche che sembra di assistere al “festival delle frasi banali” e poi i manifesti in cui sono descritti i mirabolanti risultati e obiettivi raggiunti in questi anni da parte degli schieramenti del candidato in carica del centro-destra, che a volte mi fanno dubitare di avere abitato in Liguria in questi anni, e dall’altro lato gli scenari tragici sull’operato degli avversari politici ,dei manifesti dei candidati dell’opposizione, anche questi mi fanno dubitare di aver abitato in Liguria... Candidati a braccetto con operai, verdurieri e medici, candidati che sostengono di essere amanti del mare - sarebbe strano per il candidato del Trentino, ma di una regione che si affaccia interamente sul mare sa un po’ di paraculaggine, come anche lo slogan “Io sto con i Liguri” (e con chi altro senno…?!! )
Ho notato poi che mentre i candidati del centro-destra sono tutti bellissimi, di bell’aspetto quasi dei fotomodelli/lle (giacca e cravatta tailleur per le signore) tutti tirati anche quelli non più di primo pelo , quelli del centro-sinistra devo ammettere che sembrano un po’ più sfigati d’aspetto e caratterizzati da un abbigliamento molto più casual. Notevole il manifesto del candidato di sinistra Paladini: abbigliamento caratterizzato da jeans camicia e cravatta con giacca nella mano sulla spalla sinistra e lo slogan “Paladini: come una stretta di mano”.
“Come una stretta di mano sulle p*lle” invece sarebbe adatto per il candidato della Lista che ha come slogan “Liguria di tutti” (gia’ il nome non mi piace, la Liguria è dei Liguri non di tutti, ho capito che si tratta di un candidato di sinistra ma sa molto di esproprio proletario…), personaggio che si dice porti un po’ sfiga; a parte l’incremento degli incidenti ferroviari nel periodo in cui era ministro dei trasporti ( sicuramente un caso…), persona a me molto vicina mi ha raccontato, in quanto testimone dell’accaduto, della volta in cui durante il ricevimento per una premiazione sportiva, nell’arco di qualche ora, il cameriere che portava sui vassoi i bicchieri per gli ospiti si è inciampato nello stesso punto per ben tre volte di seguito, facendo così scempio di bicchieri ( anche questo sicuramente un caso…), per non parlare del fatto che chi doveva ritirare il premio da “lui”, non si è presentato - forse perché ha avuto un incidente o forse perché avendo percepito un certo carma negativo voleva evitare che gli capitasse qualche cosa di spiacevole…)
Degni di nota poi gli slogan del candidato di AN Gatti, “GATTI, non parole!”, e del candidato dell’UDC “con la Liguria io c’entro”.
Beh comunque sia, beccatevi un po’ di storia…
EH, AI MIEI TEMPI…Sarà che da piccola li vedevo con occhi diversi, tutto era una novità, ma i cartoni animati di quando ero bambina erano molto più belli rispetto a quelli attuali, le storie erano più avvincenti, c’era molta più varietà di generi: i cartoni di fantascienza ( Goldrake, Mazzinga Z, Jeeg robot d’acciaio, Daltanius, Gordian Daitarn III, Capitan Harloch ecc.), i generi sportivi ( Mila e Shiro, Holly e Banji, Gigi la trottola ecc.), i tristissimi e strappalacrime orfani in cerca della madre (Remì, Belle e Sebastien, Candy Candy, Charlotte, Anna dai capelli rossi ecc), animali ed insetti vari (Don Chuck il castoro, l’ape Maja, l’ape Magà, ecc.) e tantissimi altri. Ma il mio preferito, o meglio, quello che più mi ha colpito e mi è rimasto impresso e ho guardato con un misto di curiosità paura e sadico divertimento, era la saga di “Bem, lo spettro umano”, il primo cartone “horror-splatter” della storia dell’animazione giapponese (nato in Giappone nel 1968 anche se in Italia passò per le prime volte in tv nei primi anni ’80). La storia inizia in una laboratorio, dove una boccetta con uno strano liquido è colpita da un fulmine. All' interno della provetta si crea un nucleo che si divide in tre particelle. Nascono così Bem, un uomo senza pupille che può trasformarsi in esseri bestiali, il giovane Bero, il vero protagonista della serie, un ragazzo che cerca di fare sempre amicizia con i bambini umani ma che, a causa del suo essere mostruoso e demoniaco, molto spesso viene cacciato e deriso., e Bera, una strega dalla pelle biancastra armata di una frusta che portava legata al braccio, la più cinica e spietata dei tre, facile all’ira, poiché i sentimenti degli uomini la infastidiscono facendola infuriare, a causa della rabbia per la differenza tra le due razze. Bem, Bero e Bera nonostante l'aspetto demoniaco (hanno solo tre dita nelle mani, orecchie a punta e denti aguzzi ) e il fatto che a volte quando si trovano in difficoltà si trasformino in esseri ripugnanti dalle teste enormi, deformi in tutto il corpo e dotati di forza straordinaria (capaci di passare attraverso le mura, velocissimi e agili, si arrampicano come insetti, diventano invisibili), sono buoni e non esitano ad accorrere in aiuto di chiunque si trovi in difficoltà. Vogliono a tutti i costi diventare umani, e si battono per il bene e la giustizia contro avversari mostruosi ( streghe, mummie, vampiri, gobbi maledetti, zombie terrificanti e fantasmi cattivissimi, spesso risorti grazie a maledizioni che aleggiano sul capo di esseri umani, i quali a loro volta dimostrano di non essere da meno), perché sono convinti che, se si comporteranno bene e difenderanno gli innocenti usando per loro i propri straordinari poteri, prima o poi rinasceranno umani. Pur essendo buoni tuttavia la loro condizione fisica li condanna alla solitudine e all’emarginazione. Dei 28 episodi previsti in origine, 26 episodi della prima serie sono stati trasmessi dalle emittenti locali italiane nei primi anni '80, mentre i 2 episodi della seconda serie prodotta negli anni '70 non furono trasmessi neanche in Giappone (recentemente la prima serie è passata alla sera su Mtv e attualmente la DynIt ha fatto uscire un unico dvd in cui sono raccolte le due puntate inedite).Questa serie provocò molto clamore nel pubblico più giovane, il quale non era preparato ad una serie che creava atmosfere effettivamente molto spaventose, dato il carattere infantile e un po’ ripetitivo dei cartoni animati ai quali ci avevano abituati. “Bem Il mostro umano”, infatti, era insolito e innovativo rispetto ai classici cartoni anni’ 80, a causa della sua violenza, del fatto che gli esseri umani rappresentati erano sempre biechi e spietati individui pronti a commettere i crimini più crudeli al fine di impossessarsi di eredità e ricchezze, oppure c’erano dei veri e propri mostri che per vendicarsi di torti subiti o presunti tali, mietevano vittime tra gli esseri umani. Anche se non si può parlare di vero e proprio “splatter” il cartone non si risparmiava sui particolari più macabri come arti amputati che si muovevano da soli, corpi liquefatti, scheletri ecc. Non parliamo poi del fatto che ogni puntata era introdotta da una delle sigle tra le più terrificanti e violente mai scritte per un cartone animato per bambini : “Notte bianca di spavento,/ notte nera di terrore/ acqua pioggia neve e vento.../ lampi e tuoni di furore./ Con un rantolo agghiacciante/ l'assassino col coltello/ squarta e taglia ad ogni istante.../ chiunque incontra nel castello./ Ma dal mondo dell'orrore/ dove il cielo e' sempre nero/ piomba il figlio del mistero/ piu' veloce del pensiero (del pensiero)/ Arriva Bem nemico del mal,/ che in bocca tien mille pugnal/ Solo tre dita, due occhi di ghiaccio,/ sessanta vipere sopra ogni braccio./ Dell'assassino lui fa un macello,/ lo pesta a sangue con un randello./ Notte bianca di spavento,/ notte nera di terrore/ acqua pioggia neve e vento.../ lampi e tuoni di furore./ S'ode un passo strascicato,/ s'ode un colpo di martello/ scende a terra l'impiccato.../ dove tocca fa un macello./ Ma dal mondo dell'orrore/ dove il cielo e' sempre nero/ piomba il figlio del mistero/ piu' veloce del pensiero (del pensiero)/ Arriva Bem nemico del mal(e),/ che in bocca tien mille pugnal(i)./ Ha squame verdi sopra la pelle,/ lingue di fiamme sopra le spalle./ Dell'impiccato lui fa un fagotto,/ lo pesta a sangue con un cazzotto./ Notte bianca di spavento, notte nera di terrore/ acqua pioggia neve e vento.../ lampi e tuoni di furore.../ lampi e tuoni di furore.../ lampi e tuoni di furore...”Insomma, a me piaceva veramente molto quel cartone…
ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO!
E’ proprio di questi giorni la notizia che, l'attore Bud Spencer, all'anagrafe, Carlo Pedersoli, ha annunciato la sua candidatura per le elezioni regionali nelle file di Forza Italia nel Lazio.
Io sono cresciuta praticamente guardando i suoi film in coppia con Terence Hill, mi piacevano molto, credo di averli visti tutti almeno una decina di volte; ricordo perfettamente le risate in particolare di mio padre e di mio nonno quando in televisione passavano film come “altrimenti ci arrabbiamo!”, “porgi l’altra guancia” “chi trova un amico trova un tesoro” ecc. praticamente una specie di Asterix ed Obelix all’italiana.
Secondo quanto ha dichiarato Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia per il Lazio: " ci gratifica non solo perché è stato un attore famoso in tutto il mondo ma è stato un atleta che ha onorato i colori dell'Italia come campione di nuoto, pallanuoto e rugby, ha fatto l'imprenditore aeronautico di successo ed è anche persona perbene, impegnato nel sociale".
Quello che colpisce di questa dichiarazione è che il requisito dell’essere “anche persona per bene” sia stato elencato all’ultimo e quasi posto in secondo piano come se questa qualità, che secondo me dovrebbe essere considerata il requisito principale, fondamentale e necessario per chi si occupa di politica sia soltanto un valore secondario e opzionale.
E’ proprio vero che ormai quello che conta e’ l’immagine e che gli unici valori predominanti sono la fama e il successo.
Questo rispecchia perfettamente quello che sta’ diventando la politica da alcuni anni a questa parte, manifestato dalla tendenza a candidare persone famose soprattutto dello spettacolo solo perché molto note, come se la gente fosse così stupida da farsi abbindolare solo dalla fama e dal successo di un personaggio, e come se alla fine non ritenesse che la cosa importante sono le idee e i risultati…( o forse sì…?)
Si cerca di confondere la politica con lo spettacolo, la televisione rende famoso un personaggio poi lo si fa candidare ed è fatta, i voti sono assicurati.
Ma se anche la sinistra ritiene che per prendere voti bisogna candidare personaggi noti, con tutti i personaggi dello spettacolo, proprio Flavia Vento doveva candidare…?!
S. VALENTINO CONTRO IL GIOCO DELLA BOTTIGLIA.
L’origine della “festa degli innamorati” deriva dal tentativo della Chiesa di porre fine ad un popolare rito pagano dedicato alla fertilità. La ricorrenza dedicata all’amore è una delle feste più antiche che esistono. Fin dal quarto secolo a.C. all’arrivo del 14 febbraio, i romani pagani erano soliti rendere omaggio al dio Lupercus con un rito singolare.
Per gli antichi Romani il mese di Febbraio era considerato il periodo in cui ci si preparava all'arrivo della primavera, considerata la stagione della rinascita e quindi il periodo nel quale si iniziavano i riti della purificazione: le case venivano pulite, vi si spargeva il sale ed una particolare farina. Verso la metà del mese iniziavano le celebrazioni dei Lupercali (dei che tenevano i lupi lontano dai campi coltivati). Fin dal quarto secolo a. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un curioso rito annuale, al dio Lupercus. I Luperici, l'ordine di sacerdoti addetti a questo culto, si recavano alla grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo e qui compivano i sacrifici propiziatori. Lungo le strade della città veniva sparso il sangue di alcuni animali, come segno di fertilità; ma il vero e proprio rituale consisteva in una specie di “lotteria dell'amore”. I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un'urna e opportunamente mescolati; ogni fanciulla in età da marito metteva il proprio nome in un'urna, ed ogni giovane scapolo doveva poi pescare un nome a caso (secondo un'altra versione era un bambino che estraeva a caso i nomi); le coppie così formate avrebbero vissuto in intimità per un intero anno, affinché il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie ( in pratica una specie di “gioco della bottiglia” dei nostri giorni, anche se in quel caso si andava ben oltre ad un semplice bacio…).
Ma poi arrivò la Chiesa che pose fine a questo rituale blasfemo sostituendolo con uno più “nobile” e creando un santo “degli innamorati” . I padri precursori della Chiesa introdussero la figura di Valentino, un vescovo martirizzato circa duecento anni prima, come alter ego di Lupercus. Nel 496 d.C infatti, Papa Gelasio annullò questa festa pagana ed iniziò il culto di San Valentino.
Tuttavia, nella storia-leggenda del III secolo, i San Valentino sono due: il fatto che siano morti entrambi a Roma, martiri, nello stesso periodo, ha contribuito ad alimentarne la confusione. Entrambe le storie però hanno una vena “romantica”.
La prima vede Valentino, sacerdote romano il quale fu invitato dall'imperatore Claudio II che tentò di persuaderlo a convertirsi al paganesimo. Valentino rifiutò di rinunciare alla sua Fede e, imprudentemente, tentò di convertire a sua volta Claudio II al Cristianesimo. Arrestato, mentre era in prigione in attesa dell'esecuzione, si sarebbe innamorato della figlia cieca del guardiano, Asterius, pur rimanendo fedele al suo ministero. Il 14 febbraio 286 fu condotto al martirio: prima di morire aveva scritto all’amata una lettera con le parole “…dal vostro Valentino”. Ricevendola, la giovane guarì dalla cecità.
La seconda storia vede Valentino vescovo di Terni diventare il protettore degli innamorati perchè egli fu il primo religioso che celebrò l'unione tra una giovane cristiana ed un legionario pagano.
Quando l'imperatore Aureliano ordinò le persecuzioni contro i cristiani, San Valentino, fu lapidato e decapitato il 14 febbraio del 273 lungo la via Flaminia lontano dalla città per evitare tumulti e rappresaglie dei fedeli. La sua vicenda commosse la già fiorente comunità cristiana, e subito si diffuse il costume di chiedere la benedizione nuziale del Santo. Ancora oggi, ogni anno a Terni, nella basilica dedicata a San Valentino, centinaia di futuri sposi danno vita alla cerimonia chiamata “Festa della promessa” scambiandosi una promessa d'amore.
Entrambi i martiri, commemorati il 14 febbraio, hanno associato il loro nome e anniversario a una tradizione sentimentale, in voga soprattutto nei paesi anglosassoni: la ragione di ciò potrebbe rivenirsi nel fatto che nel Medioevo si riteneva che in questo giorno gli uccelli, avvertendo i primi tepori primaverili, cominciassero a nidificare e, nell’ esigenza propria di quel periodo, di scandire in “ tappe” legate all’ anniversario dei Santi il corso dell’ anno, prese forma l’associazione tra la festa di S.Valentino e il risveglio della vita e quindi dei riti dell'amore.
Ad oggi sono moltissime le leggende che ruotano intorno alla figura di S. Valentino, neanche a dirlo, riguardanti tutte episodi “d'amore”…( la leggenda dell’amore sublime, la leggenda della rosa della riconciliazione, la leggenda dei bambini e del campo fiorito si S. Valentino, la leggenda dei colombini ecc…)
“PIU’ DIRITTI CIVILI PER TUTTI…!”
E’ sabato sera, sei in un locale del centro storico genovese quando ad un certo punto il gestore del locale si avvicina al tavolo con un foglio e una penna e tu capisci subito che si tratta di una raccolta di firme. Il gestore afferma che tale raccolta di firme sta avvenendo in tutti gli altri locali arci di Genova. Premetto che sono generalmente contraria e sospettosa verso queste cose, ma il gestore racconta l'antefatto accaduto qualche giorno prima. Un marocchino di circa quarant’anni, ambulante venditore di rose conosciuto non solo nei locali arci ma in quasi tutti i locali del centro storico, è stato fermato in questura e arrestato. Il motivo del fermo è questo: l’uomo secondo la nuova legge sull’immigrazione ottiene il permesso di soggiorno per lavorare in Italia a seguito di regolare assunzione e richiesta da parte del suo datore di lavoro, ovvero colei che gli forniva le rose da vendere nei locali. Il marocchino versa al datore di lavoro i soldi che dovranno andare nelle casse dello Stato come contributi. Alla scadenza del permesso di soggiorno l’uomo si reca in questura per il rinnovo, ma si scopre che il datore di lavoro non aveva mai versato un centesimo dei soldi che l’ambulante gli dava per il pagamento dei contributi. L’uomo viene trattenuto e portato in cella in quanto risultava come immigrato irregolare. Il gestore del locale informato dell’accaduto, preoccupato cerca di mettersi in contatto con lui. Rivoltosi ad un avvocato il gestore si reca in questura il giorno dopo dove gli dicono che, effettivamente l’uomo era stato trattenuto, ma che era già partito la mattina alle 8.00 per Milano, dove poi sarebbe stato espatriato in Marocco. Il gestore prende contatti con persone di Milano che si occupano di assistenza agli immigrati, i quali però non riescono ad avere nessuna notizia di questa persona di cui il gestore realizza essersi perse le tracce. Tornato qualche giorno dopo alla questura di Genova per chiedere informazioni sulla destinazione dell’immigrato, viene a sapere che in realtà c’era stato un depistaggio iniziale, visto che gli era stato detto che l’uomo era stato trasferito la mattina stessa del giorno in cui si era recato in questura la prima volta , mentre in realtà il poveretto era stato portato via da Genova il giorno successivo, quindi lui e l’avvocato avrebbero avuto tutto il tempo per parlargli, ma volutamente non glie ne era stata data la possibilità ( tutto questo forse per non permettere all’uomo di avvalersi di un avvocato che lo difendesse o qualcuno che garantisse per lui…?). Dopo numerose ricerche per sapere dove fosse, preso contatto con “medici senza frontiere”, questi tramite vari agganci sono riusciti finalmente a sapere che l’uomo in realtà era stato portato a Roma. Un avvocato di “medici senza frontiere” riuscito a contattare il marocchino, a sue spese gli aveva fornito una scheda telefonica per far sì che il poveretto si mettesse in contatto con il gestore. L’uomo in realtà era stato portato a Roma con un cellulare della polizia, facendogli credere però che la sua destinazione sarebbe stata Milano. Parlando telefonicamente con il gestore infatti, lui era convinto di essere a Milano e tra un pianto e l’altro faceva capire di essere spaventato e di avere freddo; naturalmente era stato portato via così in fretta che aveva lasciato ogni cosa, compresi tutti i suoi beni personali, a Genova. Disse poi di aver sentito che sarebbe stato rimpatriato nel giro di pochi giorni non appena il giudice avesse emesso il provvedimento di convalida dell’espatrio. L’avvocato di “medici senza frontiere”, secondo quanto ci ha raccontato il gestore, ha prospettato anche la possibilità che lo stesso gestore o qualcun altro si dichiarasse “ compagno” dell'immigrato, per fa sì che non venisse mandato in Marocco dove le leggi sull’omosessualità sono molto severe, ma dato che l’ambulante aveva moglie e figli in Marocco, ci sarebbe stata il rischio di metterli in pericolo con le autorità locali.
Il gestore ci ha così avvertito che le firme non sarebbero servite a niente ma che sarebbero valse come gesto per dimostrare che non si trattava di un delinquente, anche se era stato trattato come tale, e come gesto di solidarietà nei suoi confronti.
Qualche settimana prima sempre in quel locale arci si era presentata la "digos" facendo accertamenti e domandando al gestore se nel locale si facessero riunioni politiche…che strana domanda per un paese democratico come il nostro ( forse come atto intimidatorio…? Forse perché i locali arci occupandosi tra le altre cose di dare supporto ad immigrati regolari e non sono visti di buon occhio da qualcuno…?)
E poi noi andiamo a fare guerre, con perdite di vite anche tra i nostri soldati, per portare la democrazia e diritti civili e umani nel mondo, quando spesso i diritti civili fondamentali non vengono rispettati nemmeno nel nostro paese…
Tutto questo mentre sempre a Genova circola la notizia di un commercialista che gestiva i soldi di più di cento immigrati con regolare permesso di soggiorno per lavoro, il quale pare si sia intascato più di 700.000 euro non versando allo Stato i soldi per i contributi degli immigrati e quindi prospettandosi il rischio di una espulsione per più di 100 stranieri.
Si attendono notizie sul destino del povero marocchino e sulla denuncia che nel frattempo è partita all'indirizzo dell'avida datrice di lavoro.
ANTROPOLOGIA DA STADIO
Ieri sera ho trascorso una gelida serata a Marassi, no..., non in una fredda cella del carcere, ma allo stadio Luigi Ferraris di Marassi , dove ho assistito all’incontro di calcio di serie B Genoa -Torino. Tralasciando gli aspetti tecnico calcistici (partita non bellissima finita sullo 0-0), e gli aspetti meteorologici (un freddo cane!), l’incontro calcistico di ieri sera è stato molto interessante dal punto di vista antropologico, soprattutto ai fini di una analisi dei rituali calcistici delle due tifoserie “gemellate”. Sì perché Genoa e Torino da anni hanno sancito un “gemellaggio”, cioè quel curioso e fraterno accordo secondo il quale le due tifoserie sono amiche e ciò comporta che non devono insultarsi a vicenda e tanto meno gonfiarsi di botte…proprio secondo il più nobile spirito sportivo del vogliamoci bene. Non si capisce bene poi 1) secondo quali criteri si scelgano le squadre con le quali gemellarsi: vediamo un pò..., il Genoa è gemellato con squadre come il Torino il cui simbolo è un “toro”, il Napoli il cui simbolo è un “asinello” o il Pisa il cui simbolo è un “ariete” o caprone che dir si voglia (Mmmh forse perché alla tifoseria genoana piacciono gli animali della fattoria…?) 2) come si formalizzi l’accordo: se con la ratifica di un trattato di pace, fumando tra capi delle tifoserie il calumet della pace e dall’odore che girava ieri sera in gradinata e se i capi delle tifoserie hanno fumato la stessa cosa direi che non doveva essere tabacco… ( d'altra parte sirchia ha vietato il fumo nei locali pubblici chiusi e non negli stadi, almeno per ora ).
Il gemellaggio tra le tifoserie consente anche la promiscuità tra le due fazioni di tifosi, quindi in gradinata sud erano presenti anche diversi gruppi di torinisti mischiati con tifosi genoani. Ma la cosa più interessante è lo scambio di cori di cortesia avvenuto secondo uno schema rituale ben definito e che più o meno seguiva questo ordine; dal settore dello stadio dove erano ammassati la maggior parte dei tifosi torinisti è partito il coro “Genoa! Genoa!” dopo poco dalla gradinata nord si è levato il coro di risposta “ Toro!, Toro!”; dopo qualche minuto è scattata la seconda fase dello scambio di cori di cortesia, infatti dal settore dei torinisti è partito un coro “ Doria m*rda!, Doria m*rda!” ( coro per altro da me condiviso naturalmente non nella forma ma soltanto nei contenuti…beh no veramente anche la forma…) seguito poi dal coro di risposta della Nord “Juve!, Juve! Vaffan***o ( la censura è dovuta al fatto che dei bambini potrebbero leggere questo blog in fascia protetta..). E’ proprio in questo clima idilliaco e di amore fraterno che l’arbitro dopo poco ha fischiato il calcio di inizio. Naturalmente fin dai primi minuti si è potuto notare come forse i calciatori in campo non erano stati avvertiti del fatto che le due tifoserie erano gemellate…complice anche l’arbitro che ha fatto di tutto per agitare e irritare gli animi dei calciatori i quali, da perfetti professionisti e secondo le regole del fair play, hanno iniziato subito a tirarsi calci da antologia, fingere per minuti di essere in procinto di morire per poi rialzarsi miracolati dopo essersi fatti portare fuori dal campo in barella perdendo vari minuti di tempo, fino ad arrivare a scatenare una rissa in campo finita con uno spintone galattico che ha fatto volare a terra uno dei giocatori nella mischia; ci ha messo del suo anche l’arbitro veramente incapace (notare non venduto ma incapace perché ha fischiato falli inesistenti sia da una parte che dall’altra) il quale ha fatto irritare tutti fin dai primi interventi. L’arbitro è riuscito persino a far arrabbiare il nostro allenatore il buon Serse Cosmi che notoriamente è allenatore pacato e tranquillo…e anche se non era necessario ha sospeso il gioco per andare a riprendere la panchina genoana con piglio immotivatamente autoritario e dittatoriale per dimostrare e mettere bene in chiaro che chi comandava in campo era lui e guai a chi sgarrava…! Naturalmente le tifoserie non potendosi insultare a vicenda con qualcuno dovevano pur prendersela e così i cori di insulti sono andati in primo luogo all’arbitro (in questo caso più che meritati ) e naturalmente all’altra categoria oggetto preferito di insulti delle tifoserie ovvero i “celerini”.
Detto da tifosa comunque, a me questa storia dei gemellaggi non piace molto dato che di solito quando giochiamo con una squadra gemellata o perdiamo o giochiamo malissimo e riusciamo a strappare un insipiente pareggio. Forse i nostri giocatori hanno frainteso lo spirito e il significato di questa pratica…siamo troppo buoni…
Se siete interessati ad approfondire l’argomento dal un punto di vista più conflittuale tra le tifoserie potete leggere l'approccio etnografico utilizzato per studiare il fenomeno culturale del tifo calcistico attraverso lo schema del “gioco profondo”, ideato da Clifford Geertz per analizzare la tradizione culturale del "combattimento dei galli" nelle popolazioni balinesi (vedi: Alessandro dal Lago «Descrizione di una battaglia. I rituali del calcio», Il Mulino 2001 e C. Geertz, «Il gioco profondo: note sul combattimento di galli a Bali» in Id. «Interpretazione di culture», Il Mulino, Bologna, 1998)