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giovedì, 30 dicembre 2004

 

VA ORA IN ONDA LA MORTE…

Quale periodo migliore di questo ( siamo ancora in periodo di feste natalizie e ci stiamo preparando a festeggiare l’anno nuovo) per parlare di un argomento molto leggero, lo “spettacolo della morte”; mi raccomando ai maschietti, in alto le mani, non e’ il caso di tastarsi parti recondite del corpo…Lo spunto per questo pensiero mi è venuto l’altra sera mentre guardavo Cannibal Holocaust sul pc, film che racconta la storia di quattro reporters che scompaiono nella foresta amazzonica dove si erano recati per girare un documentario sulle tribù locali che praticavano il cannibalismo; naturalmente vengono ritrovati tutti morti e, dai filmati delle loro telecamere che vengono rinvenute nella giungla vicino ai resti dei loro corpi, si scopre che sono stati uccisi dai cannibali dopo che  i giornalisti avevano inscenato lo sterminio di un villaggio di indigeni bruciandoli vivi e seviziandone alcuni, per far ricadere la colpa sulla tribù rivale al solo scopo di realizzare un servizio scioccante per l’opinione pubblica che potesse valergli un importante premio giornalistico; morale: il film vuol far riflettere su chi sia più selvaggio se le popolazioni cannibali o noi presunti uomini civilizzati  ( ho un buon maestro in tema di recensioni cinematografiche concise ed essenziali…). Nello stesso momento in televisione passava “Giallo 1” programma che tratta di serial killers e omicidi irrisolti, in cui il caso esaminato nella puntata era l’omicidio di Cogne, mentre cambiando canale tutti i tg  martellavano costantemente parlando del terremoto in Indonesia e delle migliaia di vittime che ha causato, con servizi  che fanno trasparire tutta l’esaltazione e lo stato di estasi che crea nei giornalisti il  parlare di morti e scene catastrofiche e apocalittiche (20.000, 30.000, o forse 35000 morti…) come se fosse importante e rilevante sapere che le vittime sono 1000 in più o in meno di quanto previsto inizialmente (un pò la stessa esaltazione giornalistica che siamo abituati a vedere quando scoppia qualche guerra o qualche paese inizia a bombardarne qualcun altro…). Tutto questo mi ha fatto pensare come alla gente piaccia vedere la morte ( degli altri ) in televisione ( e non solo) come se fosse uno spettacolo o un film. Probabilmente questo accade perché noi viviamo in paesi cosiddetti civilizzati in cui c’è benessere  e non in zone devastate dalle guerre o nelle quali si muore di fame o per un semplice raffreddore; in paesi come questi la morte è una cosa quasi “normale” e "scontata". E così tutti davanti alla televisione, sperando che accada qualche catastrofe qualche guerra o qualche omicidio efferato ( meglio se compiuto da un serial killer perché fa più audience ) pronti a commuoversi davanti a scene strazianti a partecipare al dolore delle vittime; probabilmente la maggior parte  di queste persone che si scandalizzano e si indignano davanti alla morte in televisione sarebbero anche quelle in prima fila nel caso in cui fosse ripristinata la pena capitale e le esecuzioni si tenessero nelle pubbliche piazze,  o quelle che quando capita di vedere un incidente stradale o un investimento di pedoni si accalcano morbosamente sul luogo dell’incidente sperando di vedere il sangue o qualche cadavere. Ma alla fine tutti a dire “la morte fa parte della vita”; bella consolazione per i vivi,  in realtà la morte è morte per chi muore.


Postato da: jaryg a 10:58 | link | commenti (3)

martedì, 21 dicembre 2004

L'ERA DELLA COMUNICAZIONE MOBILE. ( "COME SI FA A NON ESSERE OTTIMISTI...!")

Basta sono stufa! non se ne può più di tutti questi telefonini, videofonini, telefoni fissi con la possibilità di mandare sms, o con i quali è possibile vedere l’interlocutore all’altro capo del telefono, telefonini con fotocamere, telefonini con i quali si può ascoltare musica ( non bastavano quelli con le suonerie polifoniche stracciapalle...). Ma che cosa avrà sempre e ovunque la gente da dirsi e soprattutto da guardarsi! Il fatto che ci sia più possibilità di comunicare in ogni momento non implica che le persone abbiano più cose interessanti da dirsi; anzi è piuttosto vero il contrario e cioè: dato che hai speso un fottio di soldi per il nuovo gioiellino tecnologico del momento ti senti obbligato ad usarlo e a chiamare tutte le persone che conosci, persino quelle delle quali non te ne frega niente, per raccontargli le cose più inutili e stupide che ti passano per la testa( insomma delle vere e proprie str…ate) e se entrambi avete un videofonino potranno anche vedere la tua espressione ebete e compiaciuta. Per non parlare poi del fatto che di tutte queste cose così interessanti da dire, compresi i propri affari personali, devono renderne partecipe anche te, sì proprio tu che magari vorresti viaggiare in autobus tranquillo e beato, cercando di farti gli affari tuoi e invece no, ad un certo punto suona uno dei tanti cellulari sull’autobus e tra tutti i cellulari in vettura quello che squilla è proprio quello della signora seduta dietro di te la quale inizia a parlarti nelle orecchie, con non si sa quale amica, strillando e facendo sentire a tutta la vettura, conducente compreso, tutti gli interessantissimi ed imprescindibili per una tua felice esistenza, fattacci suoi (sono finiti i tempi nei quali valeva il detto “i panni sporchi si lavano in famiglia”…). Orde di ragazzini e bambini ai quali, ancor prima che siano in grado di proferir verbo, viene regalato uno di questi utilissimi oggettini con i quali iniziano subito a prendere confidenza, proprio perche’ così, non appena saranno in grado di sgambettare autonomamente e allontanarsi dalle braccia materne, saranno sempre rintracciabili dalla amorevole e apprensiva genitrice. Inoltre i genitori colpiti da attacchi di prodigalità acuta non si limitano a regalare cellulari “standard” (dotati delle funzionalità base e perché no magari anche un pò vecchiotti, tanto basta che si riesca a chiamare a ricevere e a inviare qualche messaggino…); eh no…, devono regalare al proprio figlio l’ultimo modello e il più costoso e accessoriato perché altrimenti potrebbe sentirsi sfigato e diventare un complessato e un frustrato ( lungi da noi volere una simile sorte per le generazioni future..!) I cellulari poi sono ormai dotati di così tante funzionalità che se la vita media di un telefonino anziche’ essere di un anno e mezzo fosse di dieci anni, non riusciresti a sfruttarne e ad impararne nemmeno la metà ; l’unica possibilità è che tu segua un corso di “comunicazione mobile avanzata” alla facoltà di ingegneria delle telecomunicazioni utilizzando come testo accademico il libretto delle istruzioni; il chè implicherà che tu abbia studiato almeno una delle lingue straniere europee o asiatiche nelle quali è scritto il testo, dato che è impensabile che sia scritto in italiano... Che bello,ora si può ascoltare la musica, ci si può vedere mentre ci si telefona, tutto questo ci fa sentire più uniti e vicini…Così mentre una volta lei telefonava a lui e gli chiedeva “amore cosa stai facendo?”, lui poteva dire “sono qui sdraiato sul letto che sto pensando a te…”, ora per colpa dei videofonini non potrà più farlo e dovra confessare che si trova in bagno seduto sulla tazza leggendo “Topolino”, il quale notoriamente incentiva le funzioni cha la dolce metà si accinge ad espletare…


Postato da: jaryg a 00:09 | link | commenti (6)

giovedì, 16 dicembre 2004

 

SIAMO TUTTI  DEI FAKE

Internet è il luogo perfetto nel quale ognuno di noi può esprimere la propria personalità, non solo i lati di essa che mostriamo quotidianamente ma anche tutte le sfaccettature e gli aspetti del nostro carattere che non mostreremmo mai nella vita reale, o per timidezza o per paura della reazione degli altri, o perché dobbiamo mantenere una certa immagine che ci siamo creati nei rapporti interpersonali con le persone con le quali siamo in contatto quotidianamente. La rete invece è quasi un’altra dimensione, paradossalmente molto più reale ma al contempo anche molto più irreale e costruita; reale perché senza i condizionamenti che si hanno nella realtà possiamo essere più veri e spontanei; irreale e costruita perché è possibile, e con grande facilità, spacciarsi per persone diverse da quelle che siamo, dotate di caratteristiche sia fisiche che caratteriali completamente differenti se non opposte. Possono emergere lati ed aspetti del nostro carattere che non avremmo mai pensato di avere; persone molto timide possono manifestare in rete tutta l’aggressività che non avrebbero mai il coraggio dimostrare nei rapporti faccia a faccia; persone molto riservate possono lasciarsi andare raccontando cose che non racconterebbero mai ad una persona che conoscono, questo perchè è più facile esprimersi non vedendo l’interlocutore dall’altro lato dello schermo. Nelle interazioni con gli altri le persone cercano di offrire un'immagine di sé accettabile. Quando incontriamo un'altra persona, la prima azione che compiamo è senza dubbio quella di valutare chi o che cosa è l'altro. Fondamentale per le interazioni con gli altri è la possibilità e la capacità di categorizzare l'altro, al fine di poter gestire in modo adeguato la comunicazione. Tendiamo a categorizzare le persone in base al genere, alla razza d'appartenenza, all'età, alla classe sociale, poiché queste sono le caratteristiche più facilmente ed immediatamente percepibili; in rete tali caratteristiche perdono la loro rilevanza nella valutazione del sé e degli altri. Nella maggior parte dei casi il motivo che porta a creare un’ identità e una persona in rete è il bisogno di comunicare. In rete chi non comunica e non manifesta la propria presenza attraverso l’interazione on line è come se non esistesse da un punto di vista sociale, non vi è esistenza in assenza della parola scritta; mentre la parola è fondamentale per la vita on line, il silenzio è paragonabile alla morte. Dal momento che la rete è priva dei punti di riferimento che organizzano lo spazio sociale della vita quotidiana e orientano le interazioni, noi esistiamo in rete solo se e per quello che scriviamo sulla tastiera del pc; non c’e’ la possibilità di comunicare con il linguaggio del corpo, con gesti, sguardi, mimica,  intonazione o abbigliamento. Questo porta anche alla possibilità di venire fraintesi poiché il tono della comunicazione scritta può essere male interpretato  (spesso molti ricorrono all’utilizzo di emoticon per moderare tale rischio). La rete offre, innumerevoli meccanismi per costruire ed esprimere la propria “identità virtuale”, a partire dalla scelta del nickname che permette di essere identificati, fino ad arrivare alla firma delle e-mail o dei post, o alla costruzione della propria homepage, che è un vero e proprio luogo di presentazione di sé, quasi un manifesto pubblicitario. Internet permette una gestione più accurata e più attenta della propria immagine, non solo permettendo di scegliere le caratteristiche di sé che desiderano presentare o tralasciare, ma anche offrendo l'opportunità di sperimentare una nuova soggettività. Proprio la scelta del nickname ha un significato molto importante per la propria identità virtuale; a differenza del soprannome, il quale viene ideato dalle persone che un individuo frequenta e che comunemente richiama caratteristiche fisiche e caratteriali della persone a cui si riferiscono, quello scelto personalmente, da un lato tende di solito ad incrementare positivamente l’immagine di una persona o a rispecchiarne aspirazioni e ambizioni, dall’altro può consentire di nascondere aspetti dell'identità che non si ritiene opportuno mostrare o rivelare. C’e’ poi la possibilità di attuare finzioni vere e proprie, attraverso la pratica definita fake ovvero la simulazione di un'identità fittizia o lo scambio e l’appropriazione di nickname altrui; quando poi la situazione diventa troppo pesante o difficile da controllare si può semplicemente interrompere la connessione (mentre al di fuori della rete  non è sempre così semplice uscire di scena quando le situazioni diventano troppo pericolose o ambigue…). E’ possibile che una persona finga di essere di genere opposto, oppure che simuli l'appartenenza ad una razza differente dalla propria o che costruisca un personaggio di età diversa. Vi sono anche casi in cui un individuo decide di impersonare più ruoli, in una sorta di "personalità multipla" simulata. Una forma particolarmente pericolosa di fake è la "personificazione"; in questo caso, l'identità di una persona è gravemente minacciata e la sua reputazione può essere compromessa. Non bisogna dimenticare che le "vittime" dei fake sono comunque "persone reali", dotate di emozioni e sentimenti e le reazioni alla scoperta di essere stati presi in giro possono essere di profonda delusione e amarezza, o persino di rabbia ma, dato che il fake, nel momento in cui inganna i propri interlocutori, non è meno reale di qualunque altra persona, ci si possono porre alcuni interrogati del tipo, perché irritarsi quando si comprende di aver discusso con una persona che nella realtà non ha un corrispettivo? Se l'interlocutore riesce ad offrire stimoli di riflessione, se riesce a coinvolgere in una conversazione interessante o in un reciproco e fruttuoso scambio di idee, se dimostra sensibilità e spirito critico, è cosi importante chiedersi se si tratta di un uomo, di una macchina o di un fake? La cosa migliore sarebbe quella di adottare la sospensione del giudizio nei confronti della vera identità dei propri interlocutori e accettarli  per quanto sanno offrire di interessante, stimolante e creativo ( c’e’ anche la possibilità di dargli del cretino se se lo merita, senza stare a prendersela troppo…), allo scopo non solo di superare il problema delle persone ingannevoli, ma anche il problema del pregiudizio.

 

Tutta questa lunga premessa è stata fatta solo con l’ unico scopo di darvi un avvertimento: vi consiglio fortemente di non insultarmi e di non inserire nel mio blog commenti negativi perché per quello che ne sapete voi io potrei essere in realtà un energumeno alto due metri nerboruto,  molto pericoloso e soprattutto potrei venirvi a cercare…!

 


Postato da: jaryg a 10:02 | link | commenti (6)

lunedì, 13 dicembre 2004

OGGI E' DAVVERO IL GIORNO PIU' CORTO ?

La tradizione popolare, in tempi passati, usava spesso associare i giorni dell'anno a fenomeni meteorologici o astronomici. - "San Benedetto, la rondine sotto il tetto" (21 marzo), "Estate di San Martino" (11 novembre), o "Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia" (13 dicembre)- In realtà non tutti corrispondono esattamente ai fenomeni astronomici e climatici ai quali fanno riferimento, anzi questo non avviene quasi mai: la cosa dipende principalmente dal fatto che i detti popolari in genere sono molto antichi mentre il calendario, nel corso del tempo, ha subito slittamenti e modifiche tali da produrre profondi sfasamenti tra i fenomeni naturali e i giorni dell'anno a cui tali fenomeni erano stati collegati. Proprio le lunghe traversie cui è stato sottoposto il calendario spiegano il motivo per il quale il "giorno" più corto dell'anno si trova associato alla festa di S. Lucia (13 dicembre) invece che al solstizio d'inverno (21 o 22 dicembre a seconda degli anni) come logicamente dovrebbe essere. Il divario è di otto o nove giorni e corrisponde a uno o due in meno della correzione apportata al calendario da papa Gregorio XIII nel 1582 e questo fornisce un’indicazione abbastanza precisa del momento in cui il detto popolare fu varato. ( tratto da qui )


Postato da: jaryg a 10:33 | link | commenti (6)

giovedì, 09 dicembre 2004

DAI REALITY SHOW AI REALITY SOAP

Carlo Freccero ex direttore di Italia 1 e di rai 2, intervistato sul successo ottenuto in questo periodo dalle Lecciso, ha sostenuto:"Il fenomeno Lecciso? Continuerà perchè Loredana, con o senza Raffaella, rappresenta l'evoluzione e la messa a punto di un genere nuovo, già iniziato con Costantino: il reality soap". Il seguito dell’inquietante intervista ( inquietante per il destino della televisione e per le nostre menti…) la trovate qui. Darwin sarebbe fiero di tale evoluzione…? Ma soprattutto fondamentale sarebbe sapere: la televisione cosa è diventata e soprattutto cosa vuole la gente dalla televisione? I programmi televisivi sono così stupidi perchè devono venire in contro ad un pubblico di cerebrolesi o la gente (anche se non tutti per fortuna ) è cosi cerebrolesa perché gli unici spettacoli propinatigli dal mezzo mediatico più efficace al mondo sono solo, o per larga parte , “spazzatura” o “trash” che dir si voglia? In questi giorni per esempio non si fa altro che parlare di queste due tizie, le sorelle Lecciso, ( ho già la nausea nel pronunciare questo nome ) moglie e cognata di Al Bano ; sono dappertutto, a “Domenica in” (dove “hanno percepito solo 2500 euro a puntata” secondo quanto detto da Mara Venier), a “Porta a porta” ( ti pare che Vespa poteva farsele mancare?) e il fatto che persino Ricci ed il suo “Striscia la notizia” le abbiano utilizzate come “veline” rileva solo al fine di confermare il declino e la piattezza, se non addirittura lo squallore, al quale è riuscito ad arrivare questo programma, indice del fatto che è giunto alla fine dei suoi giorni, che non ha più motivo di essere e che quindi dovrebbe essere eliminato dal palinsesto televisivo. Non dimentichiamoci poi della paventata idea di Alessandra Mussolini di candidare Loredana Lecciso nelle fila del suo nuovo partito “Alternativa Sociale”… si tratterà mica della astuta contromossa dalla destra alla candidatura da parte della “Margherita” di Flavia Vento? Qui non si tratta di criticare le doti artistiche delle due sorelle, anche perché è piuttosto palese che non ne hanno alcuna ( non sanno cantare, non sanno ballare, non sono più belle di tante altre ragazze che potresti incontrare per strada le quali al contrario non possiedono smanie di fama e successo nel mondo televisivo e nello spettacolo in genere). Il punto è come la televisione riesca ad autogenerarsi e mantenersi dal e sul “nulla” che lei stessa crea e come riesca a far acquisire a questo “nulla” un significato ed un interesse per il pubblico televisivo. Ma perché personaggi così insulsi riescono ad ottenere così tanta fama e successo solo perché ci vengono proposti o comunque si parla di loro per giorni interi, senza che questi abbiano fatto qualcosa in particolare per meritarselo? Non può trattarsi di altro che un lavaggio del cervello attuato dalla televisione e a quanto pare questo bombardamento continuativo dà i suoi frutti. Si parla dei reality show/soap come buone occasioni di spunto per discussioni in famiglia ma alla fine servono solo a discutere delle problematiche verosimili e quasi certamente inventate del personaggio di turno ( probabilmente anch’esso creato a tavolino ), dimenticandosi però di parlare dei loro reali problemi familiari, tanto che poi si arriva al figlio che uccide i genitori o il marito che uccide la moglie e viceversa, e quando intervisti i vicini non sanno dirti altro che: “ ma come è mai potuta succedere una cosa del genere, proprio non me lo spiego, erano così delle brave persone, mi salutavano sempre…”. Quindi sono tutte balle. La gente ha bisogno dei reality show/soap soltanto per discutere e affrontare le realtà degli altri ma non le proprie ( che anzi evitano accuratamente). Ma come dice Maurizio Costanzo: “il modo di fare televisione sta cambiando, presto noi conduttori non esisteremo più e la televisione la farete voi spettatori”...Ma Dio ce ne scampi e abbia pietà di noi…!


Postato da: jaryg a 23:13 | link | commenti (5)

martedì, 07 dicembre 2004

CODE...DI TOPI...

Frequentando alla sera i locali nei fine settimana si assiste spesso a dei comportamenti umani molto curiosi che creano lo spunto per alcune riflessioni molto profonde. Una di queste e’: “cosa spinge la gente a stare in coda davanti ai locali o meglio perché la gente quando fa la coda davanti ai locali si spinge? Si spinge così tanto che non si delinea più una “coda” ma un agglomerato di individui che si pressano l’un l’altro, riuscendo ad intasare l’ingresso al punto tale da non permettere nemmeno alle persone che intendono uscire di farlo, senza capire che liberando spazio all’interno del locale permetterebbero la possibilità di nuovi ingressi. Si crea così un tale blocco dalla porta d’ingresso che non si riesce più ne ad entrare ne ad uscire. Pensavo che i buttafuori all’entrata fossero energumeni messi li solo al fine di impedire risse, in realtà è grazie a loro ( al loro buon senso e alla loro pazienza ) che la situazione di stallo che si verrebbe a creare a causa di quella massa di imbecilli allo sbando, si riesce a sbrogliare. Nemmeno si trattasse di una coda per prendere un qualche prodotto in offerta e disponibile in numero limitato…! L’immagine che automaticamente mi balza in testa è quella di un esperimento visto in qualche documentario e condotto per verificare l’intelligenza delle scimmie. In un buco viene messo del cibo; attraverso il buco però può passare solo una mano distesa e non un pugno. Le scimmie infilano la mano, prendono una manciata di cibo, ma in tal modo la mano non passa più dal buco. Le scimmie iniziano così a strillare credendosi intrappolate e non pensano che lasciando la presa riuscirebbero a liberarsi tranquillamente; e invece no, continuano ad agitarsi con il cibo in pugno, non sapendo più cosa fare e restano così dei minuti nel panico più totale.Forse la causa di tutto questo bisogno di accalcarsi potrebbe essere la ricerca di calore umano? Probabilmente sì e questo a mio parere è dovuto la fatto che gli italiani sono un popolo molto passionale e sempre alla ricerca del contatto… per esempio gli inglesi sono notoriamente un popolo più freddo e controllato nelle loro emozioni e infatti sono famosi per il comportamento molto ordinato che adottano quando sono in coda, e le loro file sono vere “file” degne di questo nome. D’altra parte il grado di civiltà di un popolo si vede anche da come si comporta in queste occasioni e da come gestisce le proprie “code”. Ho letto di uno studio antropologico eseguito sul comportamento di alcuni popoli, tra cui quello napoletano. In particolare, è stato rilevato un comportamento anomalo rispetto al resto degli italiani, per quanto riguarda la percezione dello spazio tra un essere umano e l'altro, molto più simile a quello dei popoli africani (n.b. non si tratta di un pregiudizio, ma di conclusioni di uno studio scientifico). Tutti noi, inconsciamente, poniamo un determinato spazio tra noi ed un'altra persona nei comportamenti quotidiani: sul tram, nei concerti, nei locali pubblici e....nelle file. A Napoli questo spazio si riduce notevolmente. Immaginate che vi sia una persona allo sportello. Normalmente dovrebbe essercene un'altra subito dopo, ma al contrario non succede questo , infatti chi è di turno subito dopo, si posiziona invece alla destra della persona allo sportello, il terzo, in ordine, è quindi posizionato alla sinistra. Subito dietro si riproduce la medesima disposizione e via di seguito perdendosi, ben presto, l'ordine di presenza. A tutto ciò si aggiunge una compressione generale, nel senso che, dove sembrerebbero esserci dieci persone, ve ne sono almeno il doppio e in tale circostanza non sono rare denunce pubbliche di precedenza che portano in breve a furiosi litigi.
Il lato positivo di tutta questa vicinanza è che, nel frattempo, si possono fare amicizie, si ascoltano le esperienze altrui, sempre con un occhio pronto ad osservare se il famoso furbo tenta la rimonta. E se non cedi al meccanismo e segui il normale corso di disposizione, e da persona inesperta attendi rispettoso il tuo turno, nessuno capisce che sei in fila, per cui tutti ti passerebbero avanti.
Eh sì, deve trattarsi proprio di bisogno di calore umano, questa è l’unica spiegazione… Mi ricorderò sempre di quella volta in cui da piccola mia madre mi portò in un cinema parrocchiale a vedere un film ( del quale non ricordo nemmeno il titolo ). Il cinema era completamente vuoto c’eravamo solo noi due e ci sedemmo al centro della sala. Dopo un po’ entrarono due buffe vecchiette zoppicanti dall’aspetto innocuo che, barcollando, barcollando, si avvicinarono alla nostra fila di poltrone. Mia madre mi disse “ vuoi vedere che si siedono davanti a noi?” Io ancora ingenua pensai “ma figuriamoci se con tutto il cinema vuoto dovrebbero sedersi proprio qui!” Tempo pochi secondi, dopo aver lungamente ponderato sul luogo migliore per la visione, si sedettero proprio nei due posti davanti ai nostri , con aria candida e ingenua si voltarono verso di noi e dissero: “ non e’ che vi diamo fastidio sedute qua?”. Mia madre, che mi ha sempre inculcato il rispetto per le persone anziane, fece un espressione inequivocabile e temetti fortemente che dalle sue labbra uscisse un sonoro insulto, invece si limitò a borbottare qualcosa, a prendermi per mano e a spostarmi su alcune poltrone più in là.

Ah dimenticavo, sempre secondo un esperimenti scientifico, si è notato che i topi colpiti da attacchi di panico si comportano come gli uomini quando cercano di fuggire da spazi chiusi. Questa scoperta sarebbe frutto di uno studio condotto da Cesar Saloma ( Università delle Filippine di Quezon City), allo scopo di sperimentare modelli computerizzati di misure di sicurezza per il controllo della folla. L’esperimento doveva raccogliere informazioni sul comportamento che si assume in momenti di panico. Non potendo saggiare per problemi etici il test su un gruppo di persone, gli scienziati hanno pensato ai topi i quali infatti, vengono spesso osservati per gettar luce sul funzionamento neurologico e genetico degli uomini. Gli scienziati hanno creato il panico tra 30 topi e dal loro comportamento durante la fuga, hanno scoperto che, di fronte a una porta proporzionata alla dimensione del loro corpo, i topi assumono un atteggiamento relativamente ordinato disponendosi in una sorta di coda per uscire dalla cella. L’esperimento sembra dimostrare un comportamento organizzato, un concetto chiave negli studi sui comportamenti complessi come quelli della folla in momenti di panico. Il comportamento dei topi studiato dal gruppo di ricercatori sembra poter dare un forte contributo allo studio del controllo delle folle in situazioni di panico poiché, secondo Saloma, questi animali imitano il comportamento umano con buona precisione. Mmmh, secondo me Saloma sottovaluta i topi ed e’ troppo ottimista verso il genere umano e soprattutto non è mai stato venerdì sera al Milk…


Postato da: jaryg a 00:06 | link | commenti (5)

sabato, 04 dicembre 2004

BABBO NATALE:DALL'ASIA MINORE ALL'HIMALAYA BEVENDO COCA COLA

Ebbene sì, finalmente ci siamo anche quest'anno! Siamo in fase prenatalizia caratterizzata da lucine colorate, festoni, buoni propositi ( del tipo usare bestemmie solo in occasioni rarissime invece che come intercalare ), frenesie da regalo e allegre canzoncine sul Natale... e' il momento per tutti i bimbi di pensare a cosa scrivere nella letterina a Babbo Natale perchè, diciamoci la verità, chi da piccolo non l'ha mai scritta ( beh, sì forse qualcuno no...). Ma chi è veramente Babbo Natale, questa figura controvrsa tra sacro ( religione) e profano ( consumismo capitalistico)? Non fatevi confondere: anche se il "nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi" ( come direbbe il buon Emilio Fede...) cerca di prendere il suo posto dispensando regali a tutti per Natale con la Finanziaria per il 2005, non è lui il vero Babbo Natale. Questo bonario personaggio molto gradito ai bambini soprattutto in quanto figura portatrice di doni ( n.b. stò parlando di Babbo Natale...) si pone direttamente in contrasto con gli aspetti più caratteristici del Natale cristiano. Il barbuto Babbo Natale ( da qui in poi indicato con BN perchè mi sono rotta di scriverlo per intero ), immagine diventata a noi familiare anche e soprattutto grazie alla mediazione della cultura nordica, in effetti è una figura scaturita dalla rilettura popolare di miti precristiani carichi di attributi pagani in parte rivisti e corretti. La Chiesa allo scopo di vendere meglio il suo "prodotto" ( nascita di Cristo) ha adottato in un certo senso la stessa "strategia di marketing" che negli anni '30 adottò la Coca Cola. Nel 1931 infatti, la Coca Cola Company, per incrementare le vendite durante l'inverno, un periodo dell'anno poco favorevole per il mercato dei soft drink, ingaggiò un disegnatore svedese Haddon Sundblom che nei sui disegni associò BN alla Coca Cola, rappresentando un simpatico vecchietto panciuto con un abito e un berretto di color rosso fuoco bordato da una pelliccia bianca ( i colori tipici del prodotto da pubblicizzare ) mentre beveva allegramente la bibita. Il successo di questa campagna ha favorito la leggenda che la Coca Cola abbia inventato l'immagine del moderno BN. Ciò non risponde al vero, anche se la Coca Cola ha certamente contribuito a rendere BN l'uomo più popolare d' America e non solo. Allo stesso modo la Chiesa fece il tentativo di sfruttarne l'immagine trovando una connessione tra BN e la figura cattolica di San Nicola ( personaggio che secondo la storia naque a Patara in Turchia da una ricca famiglia, divenne vescovo di mira in Lycia nel IV sec. e forse partecipò al concilio di Nicea nel 325). Lasciò credere in un primo momento che esistesse una possibile origine cristiana per il canuto vecchietto che guida una slitta trainata da renne e attraversa i cieli invernali per infilarsi nei camini. Ma non appena con la sua popolarità, soprattutto nei confronti dei bambini, rischiò di intaccare l'immagine di quello che avrebbe dovuto essere il protagonista assoluto dell'evento natalizio ovvero Gesù bambino, lo accusò invece apertamente di essere colpevole di paganizzare la festa del Natale e ne attuò la sua esecuzione simbolica, tanto che il 24 dicembre del 1951, "France Soir" titolava un singolare servizio:"Dinanzi ai bambini dei patronati Babbo Natale è stato bruciato sul sagrato della cattedrale di Digione". Le accuse della Chiesa non sono servite tuttavia a diminuire l'immensa popolarità che ha acquisito e conservato nei tempi la rossa e panciuta figura che ha allietato buona parte della nostra infanzia. Bisogna ammettere però che BN è diventato ormai soltanto uno dei tanti simboli del consumismo, sancendo così definitivamente il primato di quest'ultimo sulla religione ( e sui buoni valori che questa avrebbe il compito di trasmettere), tanto che come atto di protesta (naturalmente non compreso e fortemente criticato da molti gruppi religiosi) nel 1997 Robert Cenedella ha dipinto un BN crocifisso, proprio per illustrare la sostituzione tra loro delle due figure e per far intendere che BN è diventato col tempo così popolare da far passare la figura di Cristo in secondo piano. Che BN, come anche la versione russa di Ded Moroz (Nonno Gelo), discenda dal mitico Yeti è invece la (molto curiosa) teoria alla quale sono arrivati un gruppo di antropologi, etnobiologi e studiosi di folklore ( in particolare l'antropologa Phyllis Siefker e l'etnobiologo James Arthur) secondo i quali l'animale era ricoperto da peli bianchi e rossicci da cui deriverebbe il caratteristico colore del suo costume. Lo yeti sarebbe secondo gli studiosi la rappresentazione del dio bestia antico progenitore degli sciamani siberiani, uomini selvaggi che durante il solstizio d'inverno entravano attraverso un'apertura del tetto e portavano in grandi sacchi funghi allucinogeni come regalo. Quindi, occhio a non essere troppo buoni, perchè potreste correre il rischio di ritrovarvi ad avere un essere alto più di due metri e ricoperto di peli rossi che si aggira per casa vostra nella notte di Natale e ciò potrebbe non essere piacevole... E comunque, se davvero esisti Babbo Natale stai attento perchè, se molti bambini ti aspettano per festeggiare il Natale, altri ti aspettano per farti la festa...!


Postato da: jaryg a 13:43 | link | commenti (2)